Carmen De Stasio


Saggista, Critico

Le molteplicità concettuali nell’arte di Carla Sello

Da tempo la parola dell’arte attinge a materiali sovente usati con disattenta quotidianità, ritenendoli in una proposizione che ne rielabora l’esperienza. Al pari, Carla Sello porta la materia plastica al livello di un’elaborazione logica, nella quale si condensano le facoltà invisibili di una territorialità mutevole, laddove sfuggenti significati minimi irrompono sulla scena e rivelano un’osmosi tra le componenti fisiche e le componenti mitologiche in una grafia orientata ad una religiosità che nell’arte concilia il suo verbo.

Ed è nella continuità di quello che è un vero e proprio discorso interattivo che lo spirito coreutico e lo spirito scenografico delle opere della Sello svelano una sconfinata coniugazione ambientale. Di fatto, quei significati sovvertono l’immobilismo nell’innesto della materia con una svariatezza cromatica che – superando l’incantamento – raduna le implicite motivazioni in un paesaggio di molteplicità concettuali ricomposte con un’affinità espansiva di tipo metonimico. Questo sembra preludere alla convergenza conciliante dei significati ascosi che emergono tanto nell’espressione visuale, che nel concreto scultoreo; nel performativo coreutico, quanto nella cinetica delle forme, fino ad espandersi in una meditazione di tipo filogenetico, quanto antropologico e filosofico.

Alla routine claustrofobica di una ridondante sceneggiatura, Carla Sello oppone un’inquietudine dall’attrazione poetica; atto trasgressivo mediante il quale la cromo-plasticità è artefice testimoniale di una ricerca che nel gesto riunisce – mai prestandosi a criteri di somiglianza, né ad artificiose e propagandistiche dissimulazioni – lo scorrimento per piani di avvicinamento e di distanziamento incessanti, in un identitario equilibrio di capitoli polimorfici, mediante i quali l’artista plasma il simbiotico rituale di una memoria intangibile, epperò resistente oltre le cure del tempo, in un approccio di tipo apodittico.

Siamo, dunque, nell’oltre di un’arte che non assume repliche nell’interezza di uno Sturm und Drang di nuova generazione e dalla territorialità dirompente, una territorialità che, distante dalla sentenza perentoria di un’insaziabile ovvietà, consegue l’orientamento di una drammatizzazione esistenziale.