Sorgenti Plastiche
Rappresenta il nucleo della mia indagine sulla “bellezza innaturale”. In questo corpo di opere i polimeri recuperati si spogliano della loro fredda connotazione industriale per trasmutarsi in materia organica. Il progetto esplora il dualismo tra la sacralità dell’acqua e la sua profanazione invisibile, dando vita a flussi, concrezioni, paesaggi di luce e abissi
che sembrano pulsare di vita propria. E’ un invito a guardare oltre lo scarto, scoprendo una nuova estetica, che pur nascendo dall’artificiale, parla il linguaggio della terra e delle sue risorse minacciate.
Il percorso nasce da un’intuizione avuta su una spiaggia sarda: il ritrovamento di microplastiche tra i granelli di sabbia ha nutrito la consapevolezza cdi un ciclo vitale devastato che “questa plastica ce la beviamo”.
Una riflessione convalidata in Salento dove il fascino per la luce locale mediterranea si è contrastato con i rifiuti riportati dal mare nelle riserve naturali del WWF. Da questo contrasto è scaturita l’urgenza di modellare il rifiuto, trasformandolo in una morfologia psicosensoriale che emula il movimento organico dell’acqua.
Il mio obiettivo è scuotere la percezione dello spettatore invitandolo a osservare il mare non più come sfondo, ma come un corpo fragile che stiamo involontariamente ingerendo. La mia opera diventa testimonianza di resilienza e rigore etico: un atto creativo che si fa necessario gesto di resistenza. Redimere lo scarto attraverso l’arte significa, sottrarlo all’oblio per consegnarlo alla memoria collettiva come simbolo universale di salvaguardia ambientale.”

MORFOGENESI PLASTICA





