DIALOGO SILENZIOSO

C’è un tempo nella vita in cui il corpo, con la sua innegabile e perfetta armonia, si manifesta nella sua forma più autentica. Un tempo di presenza, di naturalezza disarmante, in cui ogni parte è semplicemente come deve essere, radicata nella sua sacra essenza.
Questo periodo, questa quieta affermazione della vita, trova espressione nella figura, un richiamo all’integrità, alla terra, al tronco che sorregge e nutre, senza veli né artifizi, nella sua pura e originale vitalità.

“INTEGRITÁ”
Terra cotta e legno 40 x 30 x 15 – 2013

Poi, inaspettatamente, il paesaggio cambia. Un’ombra, un’alterazione silenziosa, si insinua, avvolgendo ciò che era vitale in un sudario inaspettato. Il bianco, che di solito evoca purezza e luce, qui si fa portatore di un’inquietudine diversa, un’opacità che nasconde e insieme rivela un’altra realtà.
È la testimonianza di una presenza inattesa, di un sussurro che si fa sempre più pressante, delineando i contorni di una fragilità che chiede attenzione, un’alterazione che diventa protagonista silente del proprio spazio.

“CAMBIAMENTO”
Gesso con supporto in legno 40 x 30 x 15 – 2020

Infine, giunge il momento della risoluzione, della scelta di affrontare ciò che è stato rivelato.
La forma emerge da questo crocevia, avvolta in una nuova epidermide, una superficie non organica che avvolge e protegge.
Quella trama, vivacemente colorata, che simula l’intervento plastico con il suo materiale sintetico e non naturale, non è solo una barriera; è il segno tangibile di un passaggio, di un’azione compiuta per ristabilire un equilibrio, per ridare un futuro.
È l’epilogo di un intervento, l’atto finale che riconfigura e ridefinisce la forma, portando con
sè la consapevolezza di aver integrato una soglia e un corpo, pur estraneo, ora parte di sé.aperiam

“TRASMUTAZIONE”
Plastica fusa su gesso
con supporto in legno 40 x 30 x 15 – 2021

Questi tre momenti, cristallizzati nella materia, raccontano una vicenda che, pur essendo profondamente mia, risuona con un’eco universale. Un percorso di fronteggiamento, di trasformazione e di rinascita, in cui la fragilità si confronta con la forza della volontà e con l’ausilio di una saggezza antica, quella della medicina. L’integrazione del sintetico con il naturale non è una perdita, ma la genesi di una nuova identità: un organismo evoluto, una resilienza potenziata.
È in questa sintesi tra carne e materia plasmata che riscopro il mio essere, in qualche modo, un po’ bionica. Per me, è stato un atto di sublimazione attraverso l’arte, una catarsi che ha permesso di tradurre l’esperienza vissuta in un dialogo concreto e visibile, una testimonianza silenziosa che spero possa parlare a chiunque abbia attraversato il proprio personale paesaggio di sfida e superamento.